TERNI: STRISCIONE CASAPOUND, Thyssen :Pagati per vivere e non per morire!

3 Dicembre 2009


Terni, 3 dicembre – ”ThyssenKrupp :pagati per vivere e non per morire!”. Questo il testo dello striscione che i militanti Di CasaPound Italia Terni hanno appeso sul cavalcavia in prossimità dell´acciaieria per ribadire la solidarietà alle maestranze dello stabilimento dove due giorni fa un operaio di 31 anni, Diego Bianchina, è morto e altri due sono rimasti intossicati.

“Alla vigilia del secondo anniversario della strage avvenuta nel dicembre 2007 a Torino – afferma in una nota Giancarlo Locci responsabile di CasaPound Terni – un nuovo morto in uno stabilimento italiano della ThyssenKrupp: questa volta, all’acciaieria di Terni. E’ un fatto gravissimo – sostiene Locci -, perché questa ennesima morte bianca dimostra che la ThyssenKrupp in Italia continua a mettere a repentaglio la vita dei lavoratori. Le inadempienze che sono a monte di questo ennesimo lutto devono essere punite duramente. Vogliamo anche testimoniare, agli operai tutti e ai familiari della vittima, la totale solidarietà di CasaPound Italia e il disprezzo per il comportamento vergognoso di una delle più grandi multinazionali”.

“Le morti alla ThyssenKrupp – prosegue Locci – sono conseguenza di una politica aziendale di risparmi e di tagli tali da compromettere drammaticamente la sicurezza. Una politica che continuerà, come dimostra l’annunciato  licenziamento di oltre 50 lavoratori nello stabilimento di Brescia. Ed e’ a cominciare dalla riduzione degli organici, che, se attuata, sarà l´ennesima minaccia per la salute e la sicurezza degli operai, che occorre lottare”.


Blocco, i risultati Nazionali!

1 Dicembre 2009

Si è conclusa la tornata elettorale delle consulte degli studenti.
Il Blocco Studentesco allarga i propri consensi conquistando la presideza nelle città di Fermo, Ascoli, Latina , Aosta e ottiene le vicepresidenze alla consulta di Trento e Avellino.
100 preferenze e 4 consiglieri a Roma con oltre 50 mila studenti rappresentati in tutta la provincia.”il nostro sindacalismo studentesco tiene conto delle esigenze specifiche nelle realtà scolastiche locali unito ad un programma nazionale rivoluzionario” afferma Francesco Polacchi responsabile del Blocco Studentesco “i molti consensi ottenuti dimostrano che il Blocco va imponendosi come la vera alternativa alla politica studentesca e come portavoce delle istanze degli studenti. Ad oggi il Blocco Studentesco non può più essere ignorato: è una componente effettiva della politica studentesca italiana”. Ottima presenza a Lecce e in altre 10 consulte provinciali come la CPS di Frosinone e a Verona dove il blocco ottiene 2 seggi nella giunta provinciale.


26 Novembre 2009

 

Perchè solo dall’alto,potrai capire tutta la Verità,il serpente che mangia la coda,anima e corpo nella dualità


La pausa pranzo degli onorevoli costa 10 milioni

26 Novembre 2009

di Gianni Pennacchi

FONTE: www.ilgiornale.it

Sarà un riflesso condizionato, l’ancestrale paura della fame, ma improvvisamente il ristorante della Camera s’è affollato. Da un paio di giorni, da quando il ministro Gianfranco Rotondi se ne è uscito con la provocatoria proposta di chiudere tutti i ristoranti della politica, buvette, self-service e bar d’ogni grandezza: pranzare costa e rallenta il lavoro, si dà il meglio di sé producendo al massimo proprio in quelle ore in cui invece si stacca per il classico spaghettino o un toast, prendiamo esempio dagli americani. E come se il pericolo fosse reale, oddio qui ci cade addosso anche il Ramadan perpetuo, gli onorevoli fanno scorta di grassi.

La cassa registra un aumento di coperti, a pranzo. Segno tangibile che il ventre del Palazzo è rimasto toccato, non solo metaforicamente. Il presidente Fini tace sulla questione, ma i suoi ricordano che da sempre salta il pranzo senza concedersi nemmeno un tramezzino, «fa una ricca colazione al mattino e tira avanti sino a sera, ma pranza solo per necessità ufficiali». Però la sortita di Rotondi preoccupa, se persino una magrezza esemplare come Gabriella Carlucci lamenta: «Almeno la buvette, no. Io m’accontento di poco, ma per lavorare ho bisogno di uno yogurt e di una banana». Anche Gabriele Albonetti, non potendo sottrarsi al ruolo di questore, drizza le antenne e reagisce scherzando: «Ma sì, chiudiamo tutto e teniamo i deputati a stecchetto, si risparmiano un sacco di soldi. Mettiamo una macchinetta a gettoni, per merendine e bibite: anzi, la mettiamo nel cortile, così quando piove chi vuol mangiare soffrirà anche il freddo e la pioggia».

Sì, sofferenza e risparmio… Non per dire, ma sapete quanti ristoranti ci sono in Parlamento? Ben sei. Più due buvette, svariati bar e baretti di ardua conta perché non c’è palazzo o dependance che non abbia almeno una mescita. Se tale ambaradan di mangiare e bere è poco o troppo per una tribù di 950 rappresentanti della nazione, più 3.000 dipendenti e 300 giornalisti, fatevelo dire da un nutrizionista. Ma sapete quanto spendono Camera e Senato per i servizi di ristorazione? Una decina di milioni d’euro l’anno, 20 miliardi delle vecchie lire. In cibo, alcolici e bevande varie, posate e servizi beninteso, senza contare il personale addetto, camerieri, banconisti, capi e cucinieri. Se al conto si aggiungono anche gli stipendi del settore, si va tranquillamente oltre i 20 milioni d’euro.

Ormai la tendenza generale è quella di appaltare i servizi di ristorazione, ma una buona fetta di gestione interna si conserva. E in verità, c’è da aggiungere che almeno Montecitorio incassa più di qualche spicciolo, perché in entrata segna 1 milione e 100mila dalla ristorazione, accanto a 600mila di spesa per alimentari, 5 milioni e 200mila di spesa per la ristorazione gestita da terzi, e 200mila per la ristorazione esterna nella verifica dei risultati elettorali. Palazzo Madama invece, nel bilancio di quest’anno segna soltanto 1 milione 434mila di spesa per la ristorazione dei senatori e 1 milione 345mila per quella del personale, più 20mila euro in posate e stoviglie. Misteri dei bilanci, ma sembra strano che al Senato si mangi gratis… Dei ristoranti, volete sapere? Sono aperti anche la sera, pur se i parlamentari cenano a Palazzo molto meno di un tempo. A Montecitorio c’è un ristorante elegante per gli onorevoli, con una sala «veloce» dove 8 coperti sono riservati ai giornalisti. Poi un self-service al piano sotto l’aula aperto a tutti gli addetti, un altro ristorante a Palazzo Marini, e un quarto all’ultimo piano di San Macuto, con terrazza e vista sulla cupola del Pantheon, aperto anche a quelli del Senato. È molto frequentato d’estate, perché a dispetto di quel che vorrebbe Rotondi, nella pausa pranzo anche gli occhi vogliono sfamarsi. Al Senato c’è un ristorante molto raffinato (qui i cronisti hanno diritto a 12 posti), ottimi vini e gran cucina, per il quale i palati raffinati stan soffrendo essendo in cambio di gestione.
Più il self-service per i dipendenti. Totale generale 6, che salirebbe a 7 se le Belle arti e le polemiche non avessero bloccato il roof garden super vip che la gestione senatoriale precedente a quella del presidente Schifani stava impiantando sul palazzo della biblioteca.
Delle buvette e degli svariati quanto onorevoli bar s’è detto e scritto sin troppo, quel che è singolare però – specie in questi tempi di antidoping e impronte digitali – è che non si prenda esempio dagli autogrill, vietando almeno la mescita di alcolici quando c’è seduta. Perché «forchettoni» come si diceva un tempo può anche andar bene, ma almeno sobri.


Un’Onda c’è….quella del Blocco Studentesco che dilaga a Roma

25 Novembre 2009

Prosegue per il quarto anno consecutivo la crescita di consensi all’interno degli istituti superiori di Roma e provincia del Blocco Studentesco. Nelle elezioni dei rappresentanti di Istituto e della Consulta Provinciale degli Studenti, le liste del Blocco hanno ottenuto 11.233 voti totali e poco meno di cento rappresentanti eletti. Il liceo scientifico Farnesina si conferma vera e propria roccaforte del Blocco Studentesco, con 2 eletti e piu’ di 500 voti ottenuti. Ottimi i risultati in tutta la parte nord di Roma, così come al liceo scientifico Nomentano (scuola protagonista delle proteste studentesche dello scorso anno) in cui è stato ottenuto un rappresentante di istituto.
Forte crescita del Blocco Studentesco anche all’Eur, in particolare negli istituti Majorana e Ruiz. Rappresentanti ottenuti anche in un liceo classico storico della Capitale come l’Augusto di via Appia. Molti i consensi anche fuori dal raccordo anulare, con i 2 rappresentanti al Faraday di Ostia e al liceo Vian di Bracciano. Sempre in provincia bene nella zona dei Castelli Romani e in quella di Anzio e Nettuno.
“Ancora una volta i risultati elettorali confermano l’ottimo stato di salute del nostro movimento – è stato il commento di Francesco Polacchi, responsabile nazionale del Blocco Studentesco -. Chi auspicava un calo di consensi del Blocco Studentesco sarà rimasto deluso”. “Adesso il nostro obiettivo – prosegue Polacchi- è migliorare lo straordinario risultato ottenuto due anni fa alla Consulta Provinciale degli Studenti Roma.”. Nei prossimi giorni saranno comunicati anche i risultati completi a livello nazionale.
per info Francesco Polacchi: 3290537647

Per capire la tendenza, il Blocco in due anni ha raddoppiato i consensi. Nel 2007 era la terza forza romana, ora sarà la seconda o forse la prima, lo stabilirà l’elezione finale che sarà opera dei delegati neo-eletti .
Le liste di destra, benché il Blocco due anni fa avesse sostenuto il loro rappresentante per la presidenza di Consulta (che ha potere decisionale), hanno deciso per gelosie di pollaio di non sostenere il Blocco che se la vedrà così in un testa a testa con la sinistra unita: Uds, Collettivi e Senza Tregua che, così come aveva fatto il Blocco due anni, fa hanno ragionato politicamente. Una concezione aliena alle destre terminali e che si va smarrendo anche in più ambienti giovanili governativi.


Da Palermo

21 Novembre 2009
VI RIPORTIAMO INTEGRALMENTE IL COMUNICATO DEL COORDINAMENTO STUDENTI UNIPA CHE VENERDì HANNO OCCUPATO SIMBOLICAMENTE L’ERSU:
UNIVERSITA’ DI PALERMO, STUDENTI MANIFESTANO CONTRO LA MANCATA EROGAZIONE DEL SUSSIDIO MONETARIO STRAORDINARIO

Palermo, 20 novembre 2009 – “Questa mattina gli studenti del coordinamento universitario Studenti Unipa insieme a Blocco Studentesco e Gioventù Italiana hanno manifestato davanti la sede dell’Ersu per chiedere chiarimenti sulla mancata erogazione delle somme da assegnare agli studenti vincitori del sussidio monetario straordinario nello scorso anno accademico” Lo annuncia Francesco Vozza, consigliere della facoltà di Lettere e portavoce dei manifestanti.

“Abbiamo presidiato per alcune ore la sede dell’Ersu poiché a distanza di un anno le pratiche dei vincitori del bando non sono state ancora liquidate a dispetto di tutte le norme vigenti – dichiara Francesco Vozza – Verso mezzogiorno siamo stati finalmente ricevuti dal direttore dell’Ersu che ci ha garantito che entro il prossimo mese verranno erogate le somme sia del sussidio monetario straordinario che delle borse di studio per l’anno accademico 2009-2010”.

“Vigileremo sulle promesse fatte affinchè le migliaia di studenti riescano ad ottenere per davvero quei contributi che gli permetterebbero di alleggerire le esose spese universitarie – conclude Francesco Vozza – Invitiamo tutti gli studenti interessati a tornare insieme a noi dal direttore dell’ERSU il prossimo 10 Dicembre 2009”.

Coord. Studenti Unipa
Blocco Studentesco
Gioventù Italiana


Bloch,se ci sei batti un colpo

20 Novembre 2009

Riportiamo di seguito un articolo comparso su    http://salvatoreloleggio.blogspot.com,    nel quale si attacca l’onestà intellettuale di chi ha ‘osato’ (perchè,su certe tematiche,nella Conca si tratta di osare) raccontare i crimini perpetrati dalla brigata garibaldina “Gramsci”, nel ternano e nel reatino, tra il settembre 1943 e il giugno 1944.

Notate acredine,astio e virulenza in quanto segue.

Complimenti sig. Lo Leggio,se ricercare la verità storica,come Bloch insegna,è revisionismo,allora le consiglio di cambiare mestiere.

Britannico

Revisionismo ternano.La brigata Gramsci, un avvocato spregiudicato e un radicale sprovveduto.

Intorno a un libro sui presunti crimini ed orrori perpetrati da partigiani della Brigata Gramsci, che operò nel Ternano e nel Reatino, è nata nei mesi scorsi una polemica che sarebbe di piccola portata, se la reinterpretazione complessiva della storia d’Italia non fosse tra i puntelli ideologici della destra che governa e che in parti consistenti aspira a farsi regime. Sul tema uscirà domenica 27 settembre su “micropolis” un articolo di Renato Covino, docente di Storia contemporanea all’Università di Perugia, che riteniamo chiarificatore e che invitiamo a leggere. Qui crediamo di fare cosa utile fornendo ai lettori una breve ricostruzione della polemica e, in appendice, un articolo di Marco Venanzi dal numero di luglio-agosto di “micropolis”, una mia nota “didattica” sul revisionismo e un articolo di Sandro Portelli da “larivista del manifesto” .
    
Cronistoria di una polemica L’avvocato ternano Marcello Marcellini ha dato alle stampe a fine maggio un libello dal titolo I giustizieri, che ha raccolto entusiastici commenti nella stampa di destra. Il quotidiano napoletano “Roma”, di orientamento fascistoide, a metà giugno rilevava come il Marcellini, compulsando chissà quali “documenti riservati custoditi negli Archivi di stato”, avrebbe finalmente evidenziato la “vigliaccheria degli assassini”, una vigliaccheria che l’articolo riferisce al complesso della Resistenza. Ne è autore tal Fabrizio Carloni, che dichiara di essere nipote di uno dei “giustiziati”. L’ “Avvenire” di Boffo, l’11 luglio, pubblicava a sua volta una recensione in cui si parla, senza avanzare alcun dubbio, “di quattro esecuzioni di innocenti compiute dalla brigata comunista “Gramsci” tra Umbria e Lazio dall’11 marzo al 18 maggio 1944″. Il Marcellini avrebbe ricostruito con precisione e senza parzialità gli omicidi alla cui base starebbero “odi ideologici, rancori sociali, vendette private”. Il quotidiano dei vescovi italiani ne ricava una morale: “Molte sono le vicende della Resistenza su cui bisognerebbe riaprire le indagini”.
Il Marcellini dal canto suo negli stessi giorni dichiara al “Giornale dell’Umbria” di non aver mai detto di voler svelare “gli orrori della Gramsci”e di aver compiuto un “lavoro minuzioso” basato sull’analisi delle carte processuali. E per dimostrare di non volere parlare di orrori racconta: “Le persone venivano … trascinate fuori e uccise a bastonate e pugnalate. Spesso venivano evirate. Ai cadaveri venivano strappati gli occhi… “. Non sapremmo dire quanto spesso visto che i presunti “omicidi” sarebbero in tutto sette. Ma il Marcellini insiste “sono obiettivo”, e in giro per l’Umbria vanta una sua giovanile militanza in Potere Operaio al fianco di Oreste Scalzone: “Figurarsi se io…”.
Intanto, senza fare riferimenti al libro, lo storico Tosti, presidente dell’Istituto storico regionale, sul “Corriere dell’Umbria”, pur esortando a continuare la ricerca su limiti e crimini del movimento partigiano, aveva messo in guardia contro i rischi dell’”altra storia” (il sensazionalismo e il pericolo di collocare sulla stesso piano la barbarie nazifascista e la Resistenza). Sullo stesso “corrierino” il 23 luglio è pubblicata una recensione elogiativa del radicale nonviolento Francesco Pullia (rivelerà successivamente che era stata rifiutata da “Il Messaggero”). Il Pullia non scende nel merito, si fida ciecamente del Marcellini che stima come avvocato e saggista e del defunto Vincenzo Pirro, uno storico ternano che ha firmato la prefazione. Marco Venanzi su “micropolis” di luglio – agosto (il suo articolo, postato in appendice, esce il 27 luglio) è il primo a mettere in evidenza arbitrii, omissioni e strafalcioni dell’avvocato ex PotOp improvvisatosi storico revisionista.
Intanto fioccano i commenti sulla recensione del Pullia, rilanciata dal sito di “Orvieto news” ( http://www.orvietonews.it/index.php?page=notizie&id=21501 ). Si comincia con quello critico e misurato di Valentino Filippetti che ripropone l’articolo di Tosti, per passare ad altri molto entusiasti del libro e del recensore o molto polemici. Si tratta quasi sempre di interventi meramente ideologici di gente che non ha letto il libro e non ha proceduto a verifiche, spesso scritti in pessimo italiano, la carne da macello senza costrutto che spesso intasa la rete. Ma a Pullia non pare vero d’essere stato preso sul serio e perciò non esita a prendere sul serio detti commenti. A fine agosto il “Giornale dell’Umbria” di Castellini e Colaiacovo, dà a sua volta spazio all’avvocato che fa il sorpreso (“Da Venanzi non me l’aspettavo”) e insiste sul sadismo partigiano (“ci provavano gusto”).
L’8 settembre Pullia pubblica una più ampia recensione sul sito di “Notizie radicali”. Vi aggiunge una curiosa asserzione (“la sinistra che si batte per la libertà di stampa è inaffidabile”), cui affianca una più curiosa argomentazione (“guardate come hanno trattato il libro di Marcellini e la mia recensione”). Il Pullia soffre evidentemente di manie di persecuzione. Dopo che un imbecille gli ha spedito una lettera anonima (prontamente consegnata alla Digos), si considera, insieme al Marcellini, bersaglio di una “fatwa”. Ad aprire il fuoco di fila sarebbe stato niente meno che “un periodico che esce allegato con “il manifesto” e poi “taratatam”. Avrebbe potuto scrivere “micropolis” (così come avrebbe potuto scrivere “Marco Venanzi”), ma, come gli stalinisti più accaniti, al “nemico” nega perfino il nome. Dell’articolo di “micropolis” (che peraltro di lui non si occupa) cita solo il termine “revisionismo”, le altre citazioni sono tratte dai commenti del sito di “Orvieto News”. La sua recensione e la sua tirata vengono peraltro riprese da molti siti legati all’estrema destra, nostalgica della Repubblica Sociale e di Salò, tra gli altri “voce della fogna”.
Pullia è un poveretto che si è messo in testa di fare il Pannella, ma imita male il suo guru. Molti anni or sono il gran capo radicale, nella sua foga iconoclasta, usò contro i “compagni assassini” del Pci la stravagante argomentazione che sarebbero stati correi della strage delle Fosse Ardeatine perchè gli esecutori dell’attentato di via Rasella, invitati da un manifesto delle SS a presentarsi, non lo avevano fatto. Il manifesto non è mai esistito: non solo non se ne è mai trovata copia, ma non ne hanno mai parlato i Kappler & C. che nei processi a loro carico avrebbero potuto esibirlo come attenuante; ma è stata una leggenda urbana così efficace che taluni in buona fede ricordano di averlo visto con i propri occhi, per uno degli inganni della memoria di cui ci parlano gli storici di mestiere.
Ma Pannella non si curava di appurare la veridicità della leggenda, a lui interessava la guerra senza quartiere ai comunisti e alla loro storia. Pannella, come il suo amico Montanelli, è del resto campione di quella “malafede” che nelle parole di Guido Piovene, un altro che se ne intendeva, è “l’arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza”. L’autore di “Lettere di una novizia” concludeva che la malafede “non è uno stato d’animo, ma una qualità dell’animo”, non è “una concessione all’opportunismo volgare, ma l’accettazione di una concezione della condizione umana”. Insomma per essere campioni di malafede come Pannella, non si può essere “campioni senza valore” e “uomini senza qualità”. Nel Pullia di questa polemica non riusciamo a trovare valore o qualità, troviamo tuttavia un difetto che lo mette in sintonia coi tempi. E’ di sicuro un difetto di cultura che lo spinge a immaginarsi (lui come il suo mentore Pirro) negli anni di Scelba una magistratura asservita al Pci e perciò incline a chiudere gli occhi sui crimini partigiani. In realtà in quegli anni i giudici assolvevano in massa i gerarchi e i criminali di Salò, inclusi certi torturatori, e incarceravano decine di migliaia di comunisti spesso per reati di opinione. Lo stesso difetto di cultura spinge forse Pullia a parlare con sicumera di cose delle quali non è informato, per esempio del “revisionismo”. Non gli farà male la nota di spiegazione del termine e delle sue diverse accezioni che accompagna come appendice questo resoconto 

Revisionismo ternano.La brigata Gramsci, un avvocato spregiudicato e un radicale sprovveduto.

Intorno a un libro sui presunti crimini ed orrori perpetrati da partigiani della Brigata Gramsci, che operò nel Ternano e nel Reatino, è nata nei mesi scorsi una polemica che sarebbe di piccola portata, se la reinterpretazione complessiva della storia d’Italia non fosse tra i puntelli ideologici della destra che governa e che in parti consistenti aspira a farsi regime. Sul tema uscirà domenica 27 settembre su “micropolis” un articolo di Renato Covino, docente di Storia contemporanea all’Università di Perugia, che riteniamo chiarificatore e che invitiamo a leggere. Qui crediamo di fare cosa utile fornendo ai lettori una breve ricostruzione della polemica e, in appendice, un articolo di Marco Venanzi dal numero di luglio-agosto di “micropolis”, una mia nota “didattica” sul revisionismo e un articolo di Sandro Portelli da “larivista del manifesto” (aggiunto al post il 15 novembre 2009).  
 
 
 
 
Cronistoria di una polemica
L’avvocato ternano Marcello Marcellini ha dato alle stampe a fine maggio un libello dal titolo I giustizieri, che ha raccolto entusiastici commenti nella stampa di destra. Il quotidiano napoletano “Roma”, di orientamento fascistoide, a metà giugno rilevava come il Marcellini, compulsando chissà quali “documenti riservati custoditi negli Archivi di stato”, avrebbe finalmente evidenziato la “vigliaccheria degli assassini”, una vigliaccheria che l’articolo riferisce al complesso della Resistenza. Ne è autore tal Fabrizio Carloni, che dichiara di essere nipote di uno dei “giustiziati”. L’ “Avvenire” di Boffo, l’11 luglio, pubblicava a sua volta una recensione in cui si parla, senza avanzare alcun dubbio, “di quattro esecuzioni di innocenti compiute dalla brigata comunista “Gramsci” tra Umbria e Lazio dall’11 marzo al 18 maggio 1944″. Il Marcellini avrebbe ricostruito con precisione e senza parzialità gli omicidi alla cui base starebbero “odi ideologici, rancori sociali, vendette private”. Il quotidiano dei vescovi italiani ne ricava una morale: “Molte sono le vicende della Resistenza su cui bisognerebbe riaprire le indagini”.
Il Marcellini dal canto suo negli stessi giorni dichiara al “Giornale dell’Umbria” di non aver mai detto di voler svelare “gli orrori della Gramsci”e di aver compiuto un “lavoro minuzioso” basato sull’analisi delle carte processuali. E per dimostrare di non volere parlare di orrori racconta: “Le persone venivano … trascinate fuori e uccise a bastonate e pugnalate. Spesso venivano evirate. Ai cadaveri venivano strappati gli occhi… “. Non sapremmo dire quanto spesso visto che i presunti “omicidi” sarebbero in tutto sette. Ma il Marcellini insiste “sono obiettivo”, e in giro per l’Umbria vanta una sua giovanile militanza in Potere Operaio al fianco di Oreste Scalzone: “Figurarsi se io…”.
Intanto, senza fare riferimenti al libro, lo storico Tosti, presidente dell’Istituto storico regionale, sul “Corriere dell’Umbria”, pur esortando a continuare la ricerca su limiti e crimini del movimento partigiano, aveva messo in guardia contro i rischi dell’”altra storia” (il sensazionalismo e il pericolo di collocare sulla stesso piano la barbarie nazifascista e la Resistenza). Sullo stesso “corrierino” il 23 luglio è pubblicata una recensione elogiativa del radicale nonviolento Francesco Pullia (rivelerà successivamente che era stata rifiutata da “Il Messaggero”). Il Pullia non scende nel merito, si fida ciecamente del Marcellini che stima come avvocato e saggista e del defunto Vincenzo Pirro, uno storico ternano che ha firmato la prefazione. Marco Venanzi su “micropolis” di luglio – agosto (il suo articolo, postato in appendice, esce il 27 luglio) è il primo a mettere in evidenza arbitrii, omissioni e strafalcioni dell’avvocato ex PotOp improvvisatosi storico revisionista.
Intanto fioccano i commenti sulla recensione del Pullia, rilanciata dal sito di “Orvieto news” ( http://www.orvietonews.it/index.php?page=notizie&id=21501 ). Si comincia con quello critico e misurato di Valentino Filippetti che ripropone l’articolo di Tosti, per passare ad altri molto entusiasti del libro e del recensore o molto polemici. Si tratta quasi sempre di interventi meramente ideologici di gente che non ha letto il libro e non ha proceduto a verifiche, spesso scritti in pessimo italiano, la carne da macello senza costrutto che spesso intasa la rete. Ma a Pullia non pare vero d’essere stato preso sul serio
e perciò non esita a prendere sul serio detti commenti. A fine agosto il “Giornale dell’Umbria” di Castellini e Colaiacovo, dà a sua volta spazio all’avvocato che fa il sorpreso (“Da Venanzi non me l’aspettavo”) e insiste sul sadismo partigiano (“ci provavano gusto”).
L’8 settembre Pullia pubblica una più ampia recensione sul sito di “Notizie radicali”. Vi aggiunge una curiosa asserzione (“la sinistra che si batte per la libertà di stampa è inaffidabile”), cui affianca una più curiosa argomentazione (“guardate come hanno trattato il libro di Marcellini e la mia recensione”). Il Pullia soffre evidentemente di manie di persecuzione. Dopo che un imbecille gli ha spedito una lettera anonima (prontamente consegnata alla Digos), si considera, insieme al Marcellini, bersaglio di una “fatwa”. Ad aprire il fuoco di fila sarebbe stato niente meno che “un periodico che esce allegato con “il manifesto” e poi “taratatam”. Avrebbe potuto scrivere “micropolis” (così come avrebbe potuto scrivere “Marco Venanzi”), ma, come gli stalinisti più accaniti, al “nemico” nega perfino il nome. Dell’articolo di “micropolis” (che peraltro di lui non si occupa) cita solo il termine “revisionismo”, le altre citazioni sono tratte dai commenti del sito di “Orvieto News”. La sua recensione e la sua tirata vengono peraltro riprese da molti siti legati all’estrema destra, nostalgica della Repubblica Sociale e di Salò, tra gli altri “voce della fogna”.
Pullia è un poveretto che si è messo in testa di fare il Pannella, ma imita male il suo guru. Molti anni or sono il gran capo radicale, nella sua foga iconoclasta, usò contro i “compagni assassini” del Pci la stravagante argomentazione che sarebbero stati correi della strage delle Fosse Ardeatine perchè gli esecutori dell’attentato di via Rasella, invitati da un manifesto delle SS a presentarsi, non lo avevano fatto. Il manifesto non è mai esistito: non solo non se ne è mai trovata copia, ma non ne hanno mai parlato i Kappler & C. che nei processi a loro carico avrebbero potuto esibirlo come attenuante; ma è stata una leggenda urbana così efficace che taluni in buona fede ricordano di averlo visto con i propri occhi, per uno degli inganni della memoria di cui ci parlano gli storici di mestiere.
Ma Pannella non si curava di appurare la veridicità della leggenda, a lui interessava la guerra senza quartiere ai comunisti e alla loro storia. Pannella, come il suo amico Montanelli, è del resto campione di quella “malafede” che nelle parole di Guido Piovene, un altro che se ne intendeva, è “l’arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza”. L’autore di “Lettere di una novizia” concludeva che la malafede “non è uno stato d’animo, ma una qualità dell’animo”, non è “una concessione all’opportunismo volgare, ma l’accettazione di una concezione della condizione umana”. Insomma per essere campioni di malafede come Pannella, non si può essere “campioni senza valore” e “uomini senza qualità”. Nel Pullia di questa polemica non riusciamo a trovare valore o qualità, troviamo tuttavia un difetto che lo mette in sintonia coi tempi. E’ di sicuro un difetto di cultura che lo spinge a immaginarsi (lui come il suo mentore Pirro) negli anni di Scelba una magistratura asservita al Pci e perciò incline a chiudere gli occhi sui crimini partigiani. In realtà in quegli anni i giudici assolvevano in massa i gerarchi e i criminali di Salò, inclusi certi torturatori, e incarceravano decine di migliaia di comunisti spesso per reati di opinione. Lo stesso difetto di cultura spinge forse Pullia a parlare con sicumera di cose delle quali non è informato, per esempio del “revisionismo”. Non gli farà male la nota di spiegazione del termine e delle sue diverse accezioni che accompagna come appendice questo resoconto. [...]

Il caso Battisti

20 Novembre 2009
Caso Battisti, dal Brasile primo via libera all’estradizione.
Il tribunale supremo federale brasiliano ha votato, con 5 voti favorevoli e quattro contrari, in favore dell’estradizione in Italia dell’ex terrorista dei Pac. Ma non si tratta ancora di un verdetto definitivo.
Voglio esprimere tutta la mia soddisfazione per questo passo in avanti della giustizia Italiana, anche se nulla è definitivo.

In questo momento sono vicino a tutti i familiari e a loro va un abbraccio commosso, ricordandoci che gli assassini non hanno un colore politico e che non saranno mai ex assassini finché non pagano il debito con la giustizia.

Spero vivamente che questa vicenda finisca con l’estradizione, e che il giochino dello sciopero della fame non porti alla vergognosa sentenza “solidale” come con la Petrella, soprattutto perché loro non hanno avuto umanità nei confronti delle loro vittime.

 
Giampaolo Mattei

Una via per Norma

19 Novembre 2009

Lo ammetto. Mi capita raramente di occuparmi di una iniziativa d’interesse del PdL locale,forse perchè è molto ormai che non frequento più tali ambienti,più plausibile il fatto che di eventi particolarmente interessanti il PdL di Terni ne organizzi veramente pochi.

L’intitolazione di una via a Norma Cossetto (una delle tante vittime dell’odio titino nelle Terre irredente) più che un evento è il coronamento di una battaglia. Una battaglia condotta con piglio da una determinata ‘consigliera’  narnese,Ilaria Ubaldi (PdL).

Ilaria,fulminea nel suo operato,in uno dei primi consigli di novembre avanza la sua proposta,subito approvata,peraltro. I lavori per intitolare una via a Norma Cossetto inizieranno a Dicembre. La Redazione riserva i migliori auspici alla tenace narnese e non esclude una sua partecipazione all’evento.

 

SUFFICIT ANIMUS!

di Redazione

 


L’ “Onda” di nuovo in scena

19 Novembre 2009

Milano, 17 nov. (Adnkronos) – Le facce erano quelle di un anno fa quando il movimento dell’Onda scese nelle piazze di tutta Italia. Oggi, pero’, i toni sono cambiati e per due studenti milanesi, dopo gli scontri di questa mattina, e’ scattato l’arresto. Resistenza e lesioni le accuse da cui devono difendersi domani mattina quando si celebrera’, col rito direttissimo, il processo. Le stesse accuse per le quali sono stati indagati altri due studenti (tra loro una ragazza) che domani, probabilmente, prenderanno parte al presidio davanti al Palazzo di Giustizia. Un appuntamento, fissato per le 9, che rischia, se dovesse esserci una condanna, di rendere il clima ancora piu’ teso.

Un corteo nato per protestare per lo sgombero del liceo serale Gandhi e per esprimere solidarieta’ ai cinque studenti anarchici arrestati venerdi’ scorso, che si e’ presto trasformata, piu’ volte, in un corpo a corpo con le forze dell’ordine. da largo Cairoli gli studenti, circa 400, hanno attraverso il centro della citta’. Tra fumogeni e cori il corteo ha fatto una breve escursione fuori programma negli uffici comunali di largo Treves, poi in piazza Mercanti la tensione si e’ trasformata in scontro con cassonetti dell’immondizia scagliati in mezzo alla strada e un inseguimento lungo la galleria Vittorio Emanuele.

A meta’ mattina, pero’, sono scattati i fermi: per Matteo Tunesi e Gianmarco Peterlongo, entrambi studenti 20enni, e’ scattato l’arresto, mentre i due amici sono stati rilasciati. “Repressione all’italiana” il commento che arriva dal centro sociale Cantiere che, nel pomeriggio, si e’ fatto promotore di un presidio in piazza San Babila. Per pochi minuti manifestanti e forze dell’ordine si sono fronteggiati, poi la tensione e’ sparita in attesa, forse, di ‘farsi sentire’ domani.